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  • Immagine del redattoreFilippo Teso

L’impatto della guerra in Ucraina sulla performance di mercato delle energy companies Europee-Russe

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è uno degli eventi più drammatici del ventunesimo secolo. Gli effetti di tale guerra saranno forse capaci di cambiare irreversibilmente gli equilibri politici e commerciali tra l’occidente e il Cremlino con conseguenze rilevanti per individui e imprese.

La crisi emersa rappresenta un evento geopolitico di grande importanza per la comunità internazionale. Il conflitto non solo ha suscitato preoccupazioni riguardo alla sicurezza nazionale, alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina, ma ha anche creato un clima di tensione tra paesi vicini e blocchi geopolitici. Tale evento ha avuto effetti notevoli sull’economia e sui mercati globali. L'incertezza politica e la volatilità dei mercati finanziari scaturiti dall'invasione russa hanno creato un clima di sfiducia tra gli investitori, influenzando negativamente la performance di diversi settori economici.

Lo scoppio di conflitti militarizzati ha dimostrato di generare notevoli effetti sui mercati finanziari. Lo studio accademico dell’argomento ha fatto emergere, però, che tali effetti non sempre assumono segno negativo. In alcuni casi l’escalation di un evento bellico può portare maggiore sicurezza e predicibilità sugli esiti dello stesso, tranquillizzando gli investitori. In altri casi gli esiti hanno invece riscontrato effetti più netti, impattando negativamente sul prezzo degli strumenti finanziari esaminati.

La rilevanza del conflitto Russo-Ucraino si deve alla posizione assunta dei due stati nell’esportazione di molte materie prime, generando pesanti conseguenze in particolare verso il continente europeo. Il perdurarsi della crisi, alternata da fasi più o meno intense, ha evidenziato già nel passato marcati effetti negativi sul panorama finanziario.

Si è deciso in questa tesi di approfondire l’impatto del conflitto sulla performance azionaria del settore energy europeo e russo.

Tale settore è particolarmente vulnerabile agli effetti della crisi bellica, data la forte dipendenza europea dalle forniture di gas naturale russe. L'escalation del conflitto ha aumentato l'incertezza sul futuro delle forniture energetiche e ha portato a un aumento del prezzo del gas, con conseguenti riflessi sulla performance delle energy companies. La crisi ha avuto un notevole impatto sulla stabilità geopolitica della regione, con conseguenze sull'offerta di petrolio e gas, sui flussi commerciali e sulle dinamiche di investimento.

A definire il perimetro della ricerca sono le tre ipotesi in esame (vedi figura 1). Con l'Ipotesi 1 valuteremo se, durante i primi 10 mesi del conflitto, le energy companies europee e russe abbiano reagito negativamente all'escalation del conflitto. Una volta verificata la presenza di un impatto significativo del conflitto nel settore energetico si procederà tramite l’Ipotesi 2 a verificare se il conflitto abbia avuto un effetto differente o maggiore nei confronti delle società europee rispetto a quelle russe. L’ultima ipotesi (Ipotesi 3) mira a testare la presenza di un differenziale di performance tre le due maggiori diramazioni del settore energy, le utility companies e le O&G.

Figura 1: Ipotesi di ricerca.



Ai fini dell’analisi è stato utilizzato un campione comprendente i titoli delle maggiori aziende europee e russe operanti nel settore dell’energia (divisi tra utilities e società oil and gas). La costruzione del dataset ha l’obiettivo di comprendere al suo interno due categorie di drivers: da una parte quelli di performance inerziale, ovvero capaci di veicolare i risultati del settore in condizioni di normale operatività, dall’altra quelli di performance straordinaria, nel caso specifico atti a includere i possibili effetti del conflitto sul pull di aziende esaminate. La misurazione è avvenuta dell’intervallo temporale 2021-2022 portando alla luce un complesso insieme di veicoli di performance.

I modelli utilizzati (di regressione e predittivi) perseguono una struttura volta a validare i risultati sotto differenti prospettive, mettendo in luce in maniera organica risposte coerenti alla domanda di ricerca (in figura 2 l’elenco dei modelli inclusi).

Figura 2: Dataset e modelli adottati.



L’analisi di regressione ha evidenziato le relazioni delle differenti variabili con la performance di mercato e la loro significatività. Da tale analisi è emersa una forte relazione negativa delle variabili war-related, come la presenza del conflitto, l’invio delle armi, il consumo di gas e la dipendenza dall’importazione di gas russo, con la performance azionaria. L’entità di tali legami e la loro significatività statistica sono state in grado di affermare un deciso impatto dell’invasione sulla performance del settore.

L’analisi predittiva è stata invece utilizzata per lo studio della performance nel periodo di guerra (periodo di test). Parte centrale dell’indagine è stata l’approfondimento dei residui dell’abnormal return utilizzando diversi regressori, sia di tipo lineare, che basati su foreste casuali.


Figura 3: Performance dei modelli predittivi con dettaglio dei risultati di Random Forest.



I risultati emersi mostrano elevati residui nella previsione della performance azionaria in assenza di variabili war-related. L’andamento dei residui mostra una sistematica tendenza negativa, evidenziando come il modello stia sovraperformando il prezzo azionario delle energy companies. Successivamente è stato nuovamente effettuato il running dei modelli, ma questa volta comprendendo gli effetti del conflitto con l’estensione dell’intervallo temporale fino a ottobre 2022. Mediante l’estensione del dataset i risultati del test set hanno evidenziato un appianamento della tendenza negativa e una discreta riduzione dei residui, migliorando la previsione. A supporto di quanto emerso i modelli predittivi hanno mostrato una notevole performance delle variabili war-related nella previsione dell’andamento azionario durante periodo di guerra.

Figura 4: Test dell’Ipotesi 1 (I.1).



Infine, sono stati svolti due approfondimenti basati su analisi di regressione, volti a indagare ulteriormente gli effetti dell’invasione russa sul settore dell’energia.

Il primo verticale analizza il sottoinsieme di società russe, ricercando un possibile differenziale di performance (e impatto del conflitto) rispetto a quelle europee. Nonostante l’ipotesi iniziale presumesse un minore effetto negativo della crisi sul sottoinsieme di società russe, i risultati dell’analisi hanno fatto emergere l’esatto contrario. L’ondata di sfiducia del mondo finanziario verso il mercato russo non ha infatti risparmiato il settore energetico, generando in questo un impatto negativo maggiore rispetto a quello registrato dall’energy market europeo.

Il secondo verticale approfondisce il sottoinsieme delle utility companies. In questo caso si sono registrati maggiori effetti negativi del conflitto verso tale settore, trainati principalmente dalla posizione buy-side detenuta da queste aziende nel mercato dei combustibili fossili. È inoltre emerso come le utilities con forti investimenti in rinnovabili abbiano registrato maggiore favore da parte dagli investitori, subendo un minore effetto negativo della crisi.

Figura 5: Test dell’Ipotesi 2 e 3 (I.2 e I.3).



I risultati evidenziati sono un primo tentativo di sondare gli effetti dell'invasione sul settore. I lavori futuri dovranno concentrarsi sia sulla convalida delle tendenze riscontrate, sia su un maggiore approfondimento dei meccanismi causali che le sottende.

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