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Smart working e smart learning a confronto: quale modello di didattica applicare nelle università?

Aggiornamento: 14 feb 2022

Negli ultimi anni, sia l’evoluzione delle tecnologie e sia la situazione emergenziale dovuta al Covid-19 hanno richiesto l’esigenza di adattarsi e di ricercare soluzioni flessibili per l’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti, tra cui anche quello dell’istruzione. Tra queste soluzioni emerge lo smart working: una modalità di lavoro che permette ai dipendenti di avere una maggiore autonomia e una maggiore flessibilità in termini di scelta di orario e luogo di lavoro, a fronte, tuttavia, di una maggiore responsabilizzazione sui risultati da raggiungere.

In particolare, la ricerca condotta da Alessia Salvato ha lo scopo di indagare sia il fenomeno dello smart working dal punto di vista dei docenti universitari sia il fenomeno dello smart learning dal punto di vista degli studenti universitari con lo scopo di individuare quali caratteristiche debba possedere il nuovo modello di didattica da adottare nelle università.

Per realizzare la ricerca, oltre ad un’analisi della letteratura nazionale ed internazionale, è stata svolta un’analisi empirica che ha previsto due diverse fasi: una prima analisi qualitativa con interviste in profondità semi strutturate per comprendere le abitudini degli studenti e dei professori universitari sia prima che dopo il lockdown causato dalla pandemia da Covid-19 e la loro preferenza rispetto alla modalità in presenza o alla modalità da remoto della didattica, e una seconda fase con due questionari web-based da cui sono state ottenute, rispettivamente, 169 (campione dei professori) e 134 (campione degli studenti) risposte valide. Tutte le risposte sono state analizzate tramite il software statistico SPSS.

Il campione dei professori è prevalentemente femminile (59,2%) ed è concentrato nella fascia d’età 48-52 anni. La maggior parte di loro ricopre il ruolo di professore di II fascia (49,1%) e l’ambito di insegnamento preponderante è quello delle scienze matematiche, fisiche e naturali (30,8%), seguito da quello economico e statistico (30,2%). In merito alle abitudini lavorative, durante la didattica a distanza, il 70,4% dei rispondenti ha dichiarato di fare online sempre o spesso la stessa lezione che avrebbe fatto anche in presenza. Tuttavia, si è incrementato l’utilizzo di metodologie innovative per insegnare durante la didattica a distanza: il 33,8% del campione ha iniziato ad usare sempre o spesso metodologie innovative come debate o flipped classroom (il 20,3% di loro aveva dichiarato di usare raramente o mai tali metodologie prima della DaD) e il 79,3% ha iniziato ad usare sempre o spesso slide o altri tipi di supporto come piattaforme digitali per la collaborazione, app per l’apprendimento, o giochi-apprendimento (il 20,1% di loro aveva dichiarato di usare raramente o mai tali metodologie prima della DaD) durante le lezioni. Lo strumento più utilizzato per fare lezione, invece, risulta essere il computer portatile (65,1%) e il 57,4% del campione dei professori dichiara, inoltre, che le proprie conoscenze sono state sufficienti per adattarsi alla didattica a distanza pur avendo, comunque, acquisito nuove competenze.

Infine, la modalità di lavoro preferita è il lavoro in presenza (81,7%) e i driver di soddisfazione per chi ha scelto questa modalità sono, in ordine di importanza, i seguenti: l’efficacia della formazione (42%), la facilità nel coinvolgere e far partecipare gli studenti (31%) ed il rapporto con i colleghi (27%).



Il campione degli studenti è formato, in maggioranza, da studenti di sesso femminile (69,4%) e rientranti nella fascia d’età 22-25 anni. L’87,3% del campione frequenta l’università pubblica e l’ambito di studio prevalente è quello economico e statistico (26,9%), seguito dall’ambito cognitivo, psicologico e pedagogico (23,1%). In merito alle abitudini relative al percorso universitario, prima della DaD, il 41,8% del campione degli studenti era abituato a seguire tutte le lezioni in aula, il 68,1% prendeva sempre gli appunti e lo strumento più utilizzato (75,9%) era il block notes (percentuale che si è modificata con l’introduzione della DaD a favore dell’uso del computer portatile per prendere appunti). In merito alla modalità di studio, il 55,2% del campione preferisce studiare individualmente piuttosto che insieme ai colleghi. Infine, la modalità di didattica preferita risulta essere la didattica a distanza (59%). Per chi ha scelto questa modalità, quattro sono i driver di soddisfazione emersi, in ordine di importanza: comodità nel seguire le lezioni online (34%), sperimentare nuovi strumenti digitali migliorando le proprie competenze (26%), interazione e confronto con i colleghi (23%) e la possibilità di scegliere il luogo e l’orario per seguire le lezioni (17%).



In seguito, è stata effettuata la segmentazione classica per individuare dei cluster che presentassero un’alta omogeneità interna in termini di benefici ricercati con l’obiettivo di riuscire a ottimizzare i risultati finali e proporre un modello di didattica adeguato alle esigenze del target di riferimento. Per realizzare quest’analisi non è stata fatta una distinzione in base alla modalità di didattica preferita poiché il numero delle osservazioni sarebbe risultato molto basso, pertanto, sono stati considerati i soli item in comune tra le due modalità.

Per i professori, gli 8 item sottoposti a valutazione sono stati ridotti in tre fattori: gli aspetti formativi (es. efficacia della formazione), la soddisfazione lavorativa (es. gestire meglio la vita privata e quella lavorativa, qualità del lavoro…), e gli aspetti organizzativi del lavoro. In base a questi fattori sono stati individuati i 4 cluster finali:

· Gli educatori: preferiscono il lavoro in presenza, amano gli aspetti formativi della didattica e prestano poca attenzione agli aspetti organizzativi.

· Gli indifferenti: preferiscono il lavoro in presenza ma sono disinteressati a qualsiasi aspetto della didattica.

· Gli esigenti: preferiscono il lavoro in presenza e valutano attentamente tutti gli aspetti della didattica, soprattutto quelli organizzativi.

· I pessimisti: preferiscono lo smart working e non apprezzano nessun aspetto della didattica.


Anche per gli studenti, gli item in comune sono stati ridotti in tre fattori: gli aspetti formativi, gli aspetti organizzativi e la facilità nell’affrontare gli esami; e sono stati individuati i seguenti tre cluster:

· I diligenti: preferiscono la didattica in presenza, amano gli aspetti formativi della didattica ma sono disinteressati a quelli organizzativi e alla facilità nell’affrontare gli esami.

· Gli scansafatiche: preferiscono lo smart learning e l’unico aspetto a cui prestano attenzione è la facilità con la quale poter affrontare gli esami.

· Gli organizzati: preferiscono lo smart learning e valutano attentamente gli aspetti organizzativi per poter gestire al meglio lo studio con la vita privata.



L’ultima analisi, la conjoint analysis, è stata utile per rispondere all’obiettivo principale della ricerca ed è stata effettuata chiedendo ai rispondenti di valutare 9 modelli di didattica in base alla loro propensione d’uso.

I 9 modelli di didattica per i professori scaturivano dalla combinazione di 4 attributi: possibilità di scegliere orario e luogo di lavoro; uso della tecnologia nel processo di insegnamento; tipologia di formazione ed interazione con gli studenti (modalità tradizionale, interattiva…); responsabilità e flessibilità nel gestire le proprie modalità di lavoro. Ne emerge che l’attributo più rilevante per i professori sia il poter gestire flessibilmente e responsabilmente le proprie modalità di lavoro. Anche il cluster degli educatori dà una maggiore importanza a quest’ultimo attributo, mentre il cluster degli esigenti preferisce un maggior uso della tecnologia.

Per gli studenti, invece, i 4 attributi considerati sono stati: possibilità di scegliere orario e luogo per seguire le lezioni; uso della tecnologia nel processo di apprendimento; tipologia di formazione ed interazione con il docente; interazione con i colleghi attraverso attività di gruppo. Ne emerge che l’attributo più rilevante sia l’interazione con i colleghi, preferito anche dal cluster dei diligenti. Mentre il cluster degli organizzati preferisce la possibilità di scegliere l’ora e il luogo per seguire la lezione.



In conclusione, si può affermare che il nuovo modello di didattica dovrà essere un modello ibrido che: consenta ai docenti di gestire autonomamente le modalità di lavoro potendo, ad esempio, scegliere la tipologia di didattica (interattiva, tradizionale…); valorizzi e integri l’uso della tecnologia senza, tuttavia, renderla totalizzante; faciliti l’interazione tra studenti attraverso un apprendimento di tipo cooperativo; permetta una certa flessibilità in termini di orario e luogo. Tenendo sempre presente che l’obiettivo è quello di ottenere una formazione più efficace, flessibile e personalizzata finalizzata alla crescita dell’individuo.

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