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  • Immagine del redattoreLorenzo Saracino

Il lieve impatto del Covid-19 sulla felicità nel mondo

La felicità è uno degli aspetti più importanti delle nostre vite ed è influenzata da diversi fattori; per avere un’idea dei paesi maggiormente felici è utile osservare e analizzare i dati provenienti dal World Happiness Report, una pubblicazione dell’organizzazione no-profit “Sustainable Development Solutions Network” dell’ONU, prodotta annualmente a partire dal 2012.

Il WHR utilizza i dati presi dalla Gallup World Poll, azienda americana che si occupa di analisi di dati e di consulenza, la quale effettua un sondaggio utilizzando la scala Cantril, facendo assegnare agli intervistati un punteggio da 0 a 10 in base alle proprie preferenze.

La dimensione del campione utilizzato per redigere il World Happiness Report è di circa 3000 persone per ogni paese, che hanno risposto al Gallup World Poll, con un intervallo di confidenza del 95%.

Nel report del 2019 i paesi erano 155, mentre nel 2022 si sono ridotti a 146 e, anche a causa del Covid, alcuni dati per alcune variabili di qualche paese non sono stati reperiti dal WHR per mancanza di informazioni o impossibilità nel reperirle, per cui tali valori sconosciuti sono stati considerati come 0.



Le variabili oggetto di questa analisi sono: “GDP_PC” (il pil pro-capite), “SOC_SUP” (il supporto sociale), “HLE” (la speranza di vita alla nascita), “FTMLC”: è la libertà di fare scelte di vita), “GEN” (la generosità), e “POC” (la percezione di corruzione); questi sei fattori compongono lo “Score”, ovvero il punteggio che viene assegnato ogni anno per la classifica dei paesi con maggior felicità.

Di seguito le classifiche del WHR 2019 e del WHR 2022, il quale tiene conto dei dati del triennio 2018-2021, influenzati dalla pandemia del Covid-19.







Per il quinto anno consecutivo, è la Finlandia il paese più felice del mondo con un punteggio di 7.821, a seguire ci sono Danimarca (7.636), sempre nelle prime posizioni, e Islanda (7.557).

È importante osservare come le prime posizioni sono occupate prevalentemente da paesi del Nord-Europa; l’Italia si trova al trentunesimo posto, salendo di cinque posizioni rispetto al 2019, evidenziando così un discreto aumento nell’indice di felicità del nostro Paese.

In linea generale, le due classifiche mostrano come la valutazione sulla felicità dei singoli individui sia rimasta pressoché invariata e non sia peggiorata a seguito del Covid.


Per quanto concerne i risultati del WHR2022, attraverso l’analisi univariata e in particolare con la rappresentazione dei valori principali attraverso i boxplot, abbiamo osservato che la media degli Score di tutti i paesi del WHR è 5.554, mentre il punteggio del primo posto è 7.821.

Invece, nel WHR 2019, prima della pandemia, la media del punteggio era leggermente inferiore (5.413), e nelle prime posizioni permangono sempre i paesi nord-europei, denotando con certezza una crescita di questi paesi negli ultimi decenni che ha portato ad avere un’ottima qualità della vita.


In riferimento alle misure di variabilità, in entrambi i report, lo Score è la variabile con maggior varianza e la generosità con quella minore; partendo dall’epoca pre-covid fino ad arrivare a quest’anno, si registra una riduzione delle varianze di tutte le variabili, tranne che per la libertà di fare scelte di vita e per la percezione di corruzione, per le quali aumentano leggermente.


L’analisi bivariata ha prodotto essenzialmente gli stessi risultati nei due report: ci ha permesso di osservare una forte correlazione positiva tra il pil pro capite e l’aspettativa di vita alla nascita (0.8153860 nel 2022 e 0.8328336 nel 2019), un fenomeno che rispecchia perfettamente la realtà; inoltre, la generosità, debolmente correlata con lo score del report, a differenza delle altre variabili, incide in misura minore sul punteggio finale di ogni paese.

Lo Score è stata chiaramente la variabile con maggior correlazione rispetto alle altre variabili, con valori praticamente identici per i due anni.




Il modello di regressione lineare multipla che abbiamo utilizzato è stato il seguente:

Score=β0 + β1GDP_PC + β2SOC_SUPP + β3HLE + β4FTMLC + β5GEN + β6POC + ε

Il coefficiente di determinazione R2 è risultato di 0.7787 nel 2019 e 0.7737 nel 2022, esprimendo dunque la grande bontà del modello in entrambi i report; il modello nel complesso è risultato assolutamente significativo a ogni livello poiché abbiamo ottenuto un p-value molto basso e identico nei due anni (2.2e-16), e con un valore critico della statistica F molto elevato, con un’esigua superiorità nel 2019.

Le variabili sono emerse significative a più bassi livelli di significatività nel 2019 rispetto al 2022, poiché nel primo caso il pil pro capite era significativo anche a livello 0.1%, mentre successivamente solo a livello 1%.

Per quanto riguarda le altre variabili, esse sono tutte risultate significative con almeno un livello di significatività del 10%, tranne la generosità, che nel 2019, con un p-value molto alto (0.333507), non è risultata essere significativa ad alcun livello, mentre nel 2022 era significativa a livello 10%.

L’analisi dei residui, in entrambi i casi, ha evidenziato come essi siano ben distribuiti sopra e sotto la media e non vi sia alcuna tendenza distinta nella distribuzione di essi; inoltre, attraverso il normal probability plot dei residui notiamo come la normalità sia rispettata dal modello.


La cluster analysis effettuata con il metodo di Ward (metodo gerarchico) è stata molto importante per poter prendere in considerazione il numero esatto di cluster, ovvero 2, per entrambi i report; infatti, i dendrogrammi ottenuti si sono rivelati molto simili, e lo stesso vale per il grafico elbow method; invece, si sono evidenziate delle differenze in riferimento alla matrice dei due cluster dopo il taglio del dendrogramma: nel 2019 si evince una separazione peggiore tra i due cluster rispetto al 2022.

Anche l’analisi cluster con il metodo delle k-medie ha prodotto un numero di cluster pari a 2, con un numero di individui in ogni cluster lievemente differente dal 2019 al 2022; la variabilità all’interno dei gruppi (SSW) è abbastanza alta, riducendosi però dal 62.8% del 2019 al 62.3% del 2022.


Dunque, la felicità dei paesi dipende da una miriade di fattori, alcuni dei quali sono quelli presenti nei report esaminati; però, ci sono delle variabili che non sono considerate dal WHR, ma che assolutamente incidono sullo stato d’animo di tutti gli individui quotidianamente, ovvero le dinamiche interpersonali e i rapporti sociali con le altre persone, i quali sono molto difficili da quantificare ed esaminare attraverso tecniche di analisi statistiche; si tratta dunque di un limite di questo studio, che può essere risolto per esempio attraverso delle ricerche approfondite e attraverso l’analisi fattoriale, in modo tale da ricercare le variabili latenti, di cui sono stati fatti esempi in precedenza, partendo da variabili osservabili e misurabili.

In conclusione, l’analisi dei due report dell’ONU in riferimento alla felicità e alle condizioni di vita di ogni paese, sono risultati molto interessanti; in linea generale, sono stati raggiunti dei risultati molto simili per quanto riguarda il World Happiness Report del 2019 e del 2022; vi è stata dunque una leggerissima influenza del Covid-19, che ha scosso profondamente le nostre vite, ma che non ha eccessivamente condizionato il WHR, il quale, nonostante sia un punto di riferimento per comprendere la situazione di benessere per ogni paese, non prende in considerazione tutte le dinamiche e le variabili di vita.



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